La più famosa e visitata tra le grotte del Circeo dopo la Guattari, situata nel versante meridionale del promontorio, in località Quarto Caldo. Appena varcato l'ingresso ci si trova in un maestoso salone a forma di cupola, alto oltre 15 metri, che si sviluppa poi in tre diramazioni: un cunicolo sul fondo lungo circa trenta metri, un secondo ramo con un passaggio basso e un terzo raggiungibile tramite una rampa vicino all'ingresso. Anticamente nota come 'Grotta della Maga', per la leggenda secondo cui qui Circe elaborava i suoi incantesimi, ha restituito reperti attribuiti sia al Neanderthal sia al Sapiens, oltre a una sepoltura di epoca pre-romana; l'accesso al mare, comodo e balneabile, la rende meta abituale anche d'estate.
La Grotta delle Capre è una delle grotte più famose del Circeo, essendo facilmente raggiungibile da terra -imboccando dal Centro Storico la via del Faro- ed avendo al disotto un'ampia area semicircolare in cui è possibile fare il bagno sulla scogliera e prendere il sole. Deve il suo nome al fatto che i pastori la utilizzavano come ricovero per le loro greggi. La Grotta delle Capre è inoltre uno dei luoghi preistorici più significativi dell’Agro Pontino. Il suo interno, decorato da suggestive stalattiti, è diviso in due ambienti contigui e le sue pareti presentano, a circa 8 metri s.l.m., uno stupendo solco fossile di battigia, disegnato dalle perforazioni di molluschi litodomi (altrimenti detti datteri di mare). Queste perforazioni testimoniano un antico livello marino pertinente ad un mare caldo interglaciale, molto più alto dell’attuale. Durante i periodi interglaciali, poiché la gran parte dei ghiacciai continentali si fondeva, una ingente quantità di acqua rifluiva nel mare con conseguente innalzamento del livello costiero e allagamento delle pianure dell’entroterra. Circa 120.000 anni fa, durante l’Interglaciazione Riss-Wurm, il mare, più alto e caldo dell’attuale, invadeva la Pianura Pontina circondando il nostro promontorio e trasformando in isola il Circeo. Anche questo sito fu analizzato da Blanc nel 1936 e, grazie agli scavi da lui condotti, è stato possibile, anche in questo caso, ripercorrere la storia della Grotta e ricostruire la facies di un ambiente ecologico quaternario del nostro territorio. Tra i reperti fossili che i numerosi strati del deposito della cavità hanno restituito spiccano i resti di ippopotamo associati a frammenti carbonizzati di abete. Il singolare ritrovamento testimonia la “convivenza” al Circeo, per un certo periodo di tempo, di un esemplare di fauna calda con un tipo di vegetazione caratteristica del clima freddo dell’ultimo glaciale. È probabile che nella zona litoranea vicina al promontorio si sia venuta realizzando, sotto l’effetto temperante del mare e dei vicini acquitrini, una sorta di “isola” climatica più temperata, nella quale, mitigatesi notevolmente le rigide temperature dell’ultima fase glaciale, si rifugiarono alcuni esemplari di una fauna calda ormai in via d’estinzione.