L’attuale cimitero ha origini antiche, che risalgono ad un evento nefasto. Era necessario dare al paese un vero e proprio cimitero. Quando distrussero la chiesa di Santa Maria del Carmine, accanto alla quale si trovava l’antico cimitero, e venne abbandonata dalla Confraternita del Suffragio, il paese si trovò senza un luogo da dedicare ai morti, e i cadaveri venivano abbandonati nella sottostante scarpata, presso l’attuale Belvedere.
Per evitare i malodori e le malattie scaturite, alle quali erano soggetti gli abitanti del paese, il Principe Poniatowsky si offrì per costruire un cimitero fuori le mura, ma l’effettiva realizzazione si deve al cardinale Antonio Tosti, allora pro-tesoriere della Regia Camera Apostolica. Il tesoriere avviò i lavori nel 1842. Due anni dopo, nel 1844, come racconta il Capponi, vi fu una carestia tale che i sanfeliciani furono costretti a cibarsi di “papaveri e di cicoria e altre specie erbacee locali”, cotte utilizzando l’acqua del mare. Comparvero quindi numerose malattie, e la mortalità crebbe notevolmente tanto da rendere impellente la necessità di gestire una percentuale dei decessi così elevata. Il cimitero fu ultimato il 9 dicembre 1855 dal Vescovo Monsignor Bedini.
Con il passar degli anni l’impianto ha subito modifiche e ampliamenti, come si evince dalle strutture visibilmente di età contemporanea. Passeggiando nel Cimitero si può ripercorrere la vita di questo territorio, dove hanno abitato anche celebri studiosi come Alberto Carlo Blanc, nobili famiglie, come gli Aguet, e tanti altri ancora. Inoltre, celebrità del mondo della letteratura e dello spettacolo hanno espresso la volontà di rimanere nel luogo a loro amato, come Anna Magnani, Alberto Lupo, Marcello Fondato, George Weller.