Settore nordoccidentale della grande Villa di Domiziano, il più esteso complesso archeologico del Circeo (circa 46 ettari), che occupa la penisola affacciata sul lago di Sabaudia. In questo nucleo, articolato attorno a una grande peschiera rettangolare absidata e rivestita in marmo bianco, un portico corre su tre lati della vasca; alle sue spalle si sviluppano altri ambienti residenziali. La villa, in gran parte ancora sepolta dalla vegetazione e non del tutto scavata, è oggi compresa in una riserva naturale integrale del Parco Nazionale ed è visitabile solo lungo percorsi segnalati.
La visita alla Villa prosegue in direzione settentrionale, dove sopravvivono le strutture più antiche, precedenti alla riqualificazione Domizianea. Nell’area centrale del percorso sopravvivono le monumentali cisterne, contraddistinte dalle notevoli dimensioni al fine di assicurare alla villa un’abbondante quantità d’acqua, impiegata per alimentare le terme, le varie piscine e peschiere e tutte quelle attività necessarie per assicurare il funzionamento di una residenza imperiale.
Dalle indagini archeologiche, che da quasi un secolo interessano Villa Domiziano, sono state portate alla luce ben sei cisterne. Ricordiamo le più famose: la Cisterna a Pilastri, appartenente alla prima fase edilizia del sito e datata tra II e I secolo a.C., la Cisterna di Raccolta e la Cisterna dell’Eco, appartenenti alla terza fase edilizia ante-domizianea e datate alla fine del I sec. a.C., la Cisterna delle Navi, il cui nome nasce dai suggestivi graffiti conservati sulle pareti interne, dovuti ad un abile ma sconosciuto uomo che, raffigurando navi attraccate, ci ha donato una sorta di fotografia estemporanea sull’antica veduta del lago di Paola.
La Cisterna dell’Eco merita di sicuro una visita. Dopo esser entrati, scendendo quasi nel ventre di una balena, si rimane stupiti dall’eco perfetta che le pareti della cisterna, in ottimo stato di conservazione, ci restituiscono. Anche le dimensioni (ben 60 m. di lunghezza) lasciano stupiti e ci danno l’idea della quantità d’acqua, illimitata, che serviva non solo ad alimentare terme o piscine, ma anche cucine, impianti di irrigazione, fognature, fontane, ninfei e molte altre attività.
La Cisterna dell’Eco è a due navate, suddivise da possenti pilastri e al centro è visibile l’impluvium, il foro d’immissione dell’acqua piovana. Internamente è foderata di cocciopesto, una speciale malta idraulica che rivestiva tutte le strutture a contatto con l’acqua. Era inoltre collegata con l’acquedotto. Infatti la rete idrica della Villa era alimentata da due acquedotti posti in località Molella, che trasportavano acqua sorgente proveniente dai Monti Lepini.
Proseguendo il cammino a Nord-Ovest si arriva all’ultima zona messa in luce dell’imponente Villa Imperiale: l’area del Bacino Absidato. Quest’area è caratterizzata dalla massima presenza di strutture relative ad una villa tardo-repubblicana e fu proprio qui che gli architetti di Domiziano diedero prova di altissimo ingegno, riuscendo a integrare le strutture monumentali del precedente complesso nella nuova sontuosa abitazione.
Elementi architettonici dominanti sono la Grande Peschiera, il Quadriportico e la già citata Cisterna a Pilastri, principale riserva idrica della villa tardorepubblicana. Gli scavi archeologici hanno permesso un’esatta ricostruzione in 3D della zona. Un imponente quadriportico, decorato con affreschi parietali ad imitazione del marmo e con un mosaico pavimentale di minute tessere bianche, correva attorno alla Piscina e si apriva con un colonnato sul Lago. Attorno alla piscina, usata per allevare pesci ma connotata anche di una precisa funzione estetica, si trovava forse un giardino.
Con la risistemazione domizianea tutti questi ambienti furono valorizzati da un ricco apparato decorativo, in gran parte perduto, fatto da pavimenti in opus sectile, splendidi mosaici parietali e pavimentali, decorazioni a stucco dei soffitti, decorazione ad affresco delle pareti, numerose statue e sculture decorative, irrimediabilmente perse dopo secoli di incuria ed abbandono. Tra le statue “salvate” 3 busti si trovano attualmente nel Museo Civico di Terracina, un “Faunetto che suona il flauto” si lascia ammirare nella Galleria dei Candelabri ai Musei Vaticani, mentre il meraviglioso Apollo del tipo Parnopios (cacciatore di cavallette) si trova a Kassel, in Germania.