Vari erano i santuari ubicati sul territorio del monte Circeo dedicati a culti diversi, alcuni di essi frequentati per lungo tempo. Sul colle Monticchio, situato nel versante nord-est del monte, troviamo una grande spianata artificiale risalente a tempi molto antichi sulla quale sorgeva un santuario.
I resti ritrovati sono riconducibili all’età arcaica, più precisamente tra la fine del VI e il V secolo a.C., i più antichi insieme a quelli di “Vigna la Corte” che il territorio di “Circeii” abbia mai restituito. L’importante testimonianza attesterebbe la presenza certa di una colonia romana ai tempi di Tarquinio il Superbo guidata dal figlio Arunte, sicuramente precedente a quella latina del 393 a.C.
Il sito ormai completamente scomparso è segnalato solo da un basamento e da un pozzo a tronco di cono profondo 6 metri con un diametro di 1,50 metri all’imboccatura.
Il materiale raccolto è molto vario: troviamo alcune tegole decorate che fungevano da antefisse sui lati del tempio, svariati fittili votivi, ceramiche verniciate di nero, alcune monete e altri frammenti di bronzo. Notevoli tra tutti sono le antefisse policrome decorate: una con raffigurata una palma contenuta in un nimbo baccellato, mentre una seconda riporta la raffigurazione di una testa di un sileno, con grossi baffi e orecchie asinine posta anch’essa in un nimbo baccellato. Sono state ricavate ancora figure femminili ricavate con una tecnica a punzone su lamine bronzee, probabilmente create come offerte votive. La divinità venerata secondo alcune fonti era Minerva ma non se ne ha alcuna sicurezza. I resti ritrovati sono conservati presso il dipartimento di topografia dell’Università La Sapienza di Roma.