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Torre Olevola (Clementina)

Torre Olevola (Clementina)

Torri papali
Epoca
1567
Coordinate
41.2513, 13.1184
La scheda

Torre di avvistamento costiera ricostruita, in forma più capiente ed efficiente, al posto della precedente torre cinquecentesca ormai fatiscente, nell'ambito del più ampio sistema difensivo che nel corso di oltre un secolo dotò il promontorio del Circeo di sei torri di guardia contro le incursioni piratesche. Il nome 'Clementina' rimanda probabilmente all'intervento di uno dei pontefici Clemente che, come Clemente XI nel Settecento, si occuparono attivamente dell'amministrazione e della difesa del territorio del Circeo.

Sorge a ridosso della foce del canale Olevola. Più recente delle Torri a pianta circolare (T. Paola, T. Fico, T. Cervia, T. Moresca), fu costruita a metà del 1500 per volere di Pio V, sui resti di un antico fortino di età romana. Dei documenti del XVII secolo, relativi a continui interventi di manutenzione e restauro della Torre, confermano l’antichità delle mura di base. Per poter controllare bene tutta la zona di pianura, oltre alla costruzione di Torre Olevola e Torre Vittoria, Pio V fece anche disboscare parte della pianura dalla selva che prima della bonifica caratterizzava la pianura pontina, rifugio ideale per briganti e banditi. Prende il nome dal canale che le scorre accanto, oggi denominato Olevola ma che ha visto il proprio nome cambiare nel corso del tempo (Livola, Levola, Leola, Euola). Ricostruita nel 1701 le fu di nuovo cambiato nome, questa volta in onore del Papa che la fece riedificare, Clemente XI. Il nome del Tesoriere Lorenzo Corsini, uomo del papato di Clemente XI, è inciso sull’architrave posta sulla porta della torre “Lavrentio corsino tesav.gen” e risale, appunto all’ultimazione della riedificazione della Torre (1703). C’è da ricordare che nonostante l’efficiente sistema di fortificazioni le scorrerie dei pirati non diminuirono, in alcuni casi favorite proprio dagli stessi corpi di guardia delle Torri. Per controllare questa incresciosa situazione la Camera Apostolica effettuava ispezioni regolari alle torri costiere inviando periodicamente dei “Visitatori”. Grazie a questo controllo oggi abbiamo a disposizione una considerevole quantità di scritti su questi siti, riguardanti la gestione del personale e lo stato degli edifici del XVII e XVIII secolo. Nel 1870 con l’Unità d’Italia le torri passarono al nuovo Stato. Furono importanti siti strategici di difesa anche nelle successive guerre mondiali. La lapide murata sulla torre richiama le sanzioni che ricevette l’Italia quando prese parte alla guerra in Etiopia (1935). Considerata Torre di pianura, insieme a Torre Vittoria, ha una base rettangolare ed è orientata con uno spigolo verso la riva, per schivare meglio eventuali proiettili. La base ha la caratteristica scarpa piuttosto alta, le fondazioni sono con una “platea e passonate sottostante”, ovvero una serie di tronchi piantati direttamente nella fossa delle fondamenta, con sopra una gettata in calcestruzzo. L’interno si sviluppa su due livelli: il primo con pareti a scarpa (inclinate) ben visibile all’esterno grazie ad una cordonatura aggettante, mentre il tetto piano porta il nome di “Piazza d’arme” decorato con un coronamento a “beccatelli e piombatoi”. I soldati abitavano al piano superiore, più alto e vicino alla piazza d’arme dov’era collocata l’artiglieria, mentre il piano terra era adibito a magazzino e ospitava una cisterna per l’acqua piovana. Il deposito delle munizioni per motivi di sicurezza era collocato ad uno degli angoli della piazza d’arme, sia per evitare furti che per ridurre al minimo la probabilità di incendio in caso di attacco. Sulla terrazza vi erano anche i cannoni (a canna Corta) e altra artiglieria più piccola, l’asta per la bandiera e i fornelli per le comunicazioni visive con fuoco o fumo (a seconda se servivano di notte o di giorno). Una campanella annunciava l’eventuale attacco agli abitanti della Torre. Per accedere ai diversi piani si utilizzavano scale in legno, facili da rimuovere in caso di pericolo. Anche le pareti erano progettate con lo scopo di difesa, molto larghe, dai due ai tre metri, costituite da conglomerato interno in calcestruzzo e una cortina di mattoni sul lato esterno, qui ben visibile.

Curiosità

Lo sapevi?

Una chicca da raccontare a chi viaggia con te.

All’inizio la guarnigione era composta da un sergente e dieci soldati; nel tempo si ridusse il numero dei soldati fino a tre se non uno solo!! Le guarnigioni costavano circa 40 scudi al mese, senza le spese di munizioni, soldi incassati da una tassa mensile pagata da 53 Comuni della zona, anche quelli lontani dalla costa! Nel 1631 il costo delle cinque torri era salito a circa 90 scudi all’anno.

Informazioni pratiche

Fruibilità

Oggi tutte le Torri che vediamo sulla costa dal Promontorio del Circeo fino a Terracina (ad eccezione di Torre Badino Demanio dello Stato) sono di proprietà privata utilizzate come abitazioni da famiglie legate alla storia del territorio pontino.