Sul versante meridionale del promontorio, il Quarto Caldo, si trova una delle antiche cave dalle quali veniva estratto l’alabastro del Circeo, pietra pregiata dalle caratteristiche venature calde.
Già gli Etruschi e i Romani conoscevano le qualità di una preziosa roccia, l’alabastro, e venivano ad estrarla dal promontorio del Circeo, come testimoniano statue e frammenti trovati in vari siti archeologici della zona (es. Tempio di Giove Anxur di Terracina) e in tombe etrusche. È verosimile che l’alabastro del Circeo fu utilizzato molto prima dell’introduzione del marmo lunese nella zona dell’Etruria meridionale. Facendo un salto temporale siamo ora nel Cinquecento avanzato, quando, nel reperire il materiale da costruzione per le Torri costiere, questa cava fu riscoperta e riutilizzata dopo circa un millennio. Il materiale estratto fu subito utilizzato per abbellire il Palazzo Caetani a Cisterna, della metà del XVI secolo, che fu corredato di tavolini, stipiti delle porte, e altri pezzi d’arredo. Dopo un periodo di abbandono, alla fine del Seicento fu alacremente rimessa in funzione, questa volta per volere del Duca Francesco Caetani con l’obiettivo di vendere il materiale ai mercati francesi, ma la trattativa purtroppo non andò a buon fine. Un altro salto temporale ci porta a Pio VI che riaprì la cava per abbellire la sacrestia vaticana, e con l’alabastro del Monte Circeo furono erette quattro colonne e le mostre di ben diciotto porte.
L’alabastro è una preziosa roccia che si origina da deposizione lenta di carbonato di calcio che affiora nel calcare liassico sotto forma di stalattiti, stalagmiti e concrezioni mammellonari. Nel Capponi, libro storico del Circeo, vengono citate quattro cave dalle quali si estraeva questa rara pietra, due nel versante di Quarto Caldo (zona della Batteria e Torre Fico), una presso il Monte Morrone ed una nella zona di Monticchio.
Affacciandoci oggi sul mare, ai margini della cava sono ben visibili dei blocchi di alabastro, che probabilmente venivano qui caricati sulle navi per portarlo nei luoghi di lavorazione. Delle numerose cave antiche attualmente sono solo due i siti visitabili, e questo in cui ci troviamo è il più agibile. L’alabastro che se ne estraeva era di due differenti varietà: l’alabastro “Ghiaggione”, dalla cava in località Batterie, e l’alabastro “Marrone Venato” o “Tartarugato”, dalla cava in località Guardia Orlando. Splendidi filoni, quali riempimenti di vuoti e fratture delle rocce calcaree, sono ancora ben visibili. L’alabastro del Circeo è noto in Italia, e non solo, per la sua particolare bellezza, e lo si trova ad esempio nel catalogo dei marmi antichi di Siena (http://www.musnaf.unisi.it). Appare in filoni paralleli con spaccature riempite da successive incrostazioni che formano strisce parallele dal colore miele al marrone scuro. Viene utilizzato tutt’oggi per la costruzione di vari oggetti, prevalentemente oggetti sacri, acquasantiere, statue, vari tipi di soprammobile, colonne, mattonelle. Se tagliato in lastre di circa due centimetri appare trasparente con una varietà di tinte affascinante, motivo per il quale è stato utilizzato per la costruzione di finestroni di chiese e di palazzi signorili, come si vede nelle finestre realizzate con l’alabastro del Circeo dell’Abbazia dei Casamari (Comune di Veroli).