Fenditura naturale nella roccia calcarea nei pressi di Torre Paola, formazione carsica caratteristica del versante occidentale del promontorio del Circeo, generata nel corso di centinaia di migliaia di anni dall'azione erosiva dell'acqua sulla roccia, lo stesso processo che ha dato origine alle numerose grotte costiere della zona.
Subito sotto l’imponente torre Papale, troviamo l’ultima cavità nel profilo del promontorio studiata dal professor A. C. Blanc, denominata “Grotta spaccata di Paola”. Si tratta di un grande antro largo circa 7 metri e alto 40. Il nome deriva dalla somiglianza con la montagna spaccata della vicina città di Gaeta.
All’interno, per lungo tempo passato inosservato, fu casualmente scoperto da un funzionario forestale un antro molto vasto (posto a 7 metri di altezza) che in suo onore fu denominato “Antro Padula”. Si tratta di una cavità larga almeno 50 metri e alta altrettanto, grandi massi franati ne ingombrano la superficie. L’interno è molto umido con presenza di stalattiti e una nutrita colonia di pipistrelli. Nell’antro è avvenuto il ritrovamento di numerosi cocci di anfore (per olio, acqua e vino) che sono risultati di epoca imperiale romana. La scoperta della grotta si ritiene casuale poiché il botanico era entrato nella nota cavità di Paola alla ricerca della rara colonia di piante “aspelenum morinum” (specie di felce marina). La scoperta dell’antro passò ancora inosservata per oltre dieci anni, quando fu nuovamente visitato dallo studioso locale Tommaso Lanzuisi che ne fa un affascinante racconto nel suo saggio “Circeo nella leggenda e nella storia”. Egli suppone che la grotta anticamente avesse un secondo ingresso posto in alto, utile alle popolazioni primitive perché inaccessibile alle belve, ostruito in seguito alla costruzione della torre.