Sulla costa occidentale del promontorio, a circa 20 metri s.l.m., oltre il fortino delle Batterie, nella zona della cava di alabastro c’è un aggetto roccioso di 45° denominato “Riparo Blanc”. Fu individuato nel 1959 dall’archeologo Marcello Zei che così lo denominò in onore del grande studioso Carlo Alberto Blanc. Gli studi sul sito furono effettuati dall’Istituto Italiano di Paleontologia Umana di Roma dal 1960 al 1963 sotto la direzione di Cardini e Taschini.
I ritrovamenti fossili furono copiosi: un numero elevatissimo di molluschi (oltre 30000 conchiglie), i più diffusi “patelle” e “trochus”, resti di pesci e crostacei (soprattutto granchi) e di industria litica con punteruoli e denticolati di silicio e varie schegge di ossidiana.
Alla base del riparo fu individuato un primo strato riconducibile all’età epipaleolitica e un secondo strato a testimonianza di un insediamento umano di età mesolitica. Una moderna interpretazione ha indicato il Riparo Blanc come sito stagionale specializzato per la raccolta dei molluschi marini di scoglio; la datazione al carbonio 14 ha fissato una data di frequentazione del sito risalente a circa 8500 anni dal presente, confermando l’attribuzione dei resti al mesolitico.
Il sito appare molto danneggiato a causa dei numerosi scavi “abusivi” che molti curiosi hanno incautamente effettuato, ma rimane comunque un luogo molto suggestivo soprattutto al tramonto, quando il cielo si tinge di un bel rosso.