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La Peschiera cosiddetta Piscina di Lucullo

La Peschiera cosiddetta Piscina di Lucullo

Archeologia
Epoca
I secolo d.C.
La scheda

La piscina di Lucullo è una peschiera di forma circolare così denominata per l’erronea interpretazione del passo di Varrone in cui è riportata la notizia che la gens Lucullia era nota a Roma per la costruzione di impianti di itticoltura sulle rive dei mari e dei fiumi.

Essa è costituita da due anelli concentrici collegati da 4 bracci asimmetrici ed esternamente al primo anello sono connessi due elementi di forma trapezoidale. Tutta la peschiera è incassata nel terreno e circondata da un recinto delimitato da un muro, probabilmente eretto da Monsignor Calligola nel 1721, che venne a costituire il cosiddetto Giardino di Paola.

L’impianto, tuttora funzionante, è alimentato dall’emissario del lago di Paola attraverso un condotto leggermente inclinato, dotato di saracinesche di regolazione, che rifornisce di acqua gli scomparti laterali, a loro volta miscelati da una sorgente sulfurea che sgorga dal pavimento ad una temperatura di 25°C.

L’anello esterno è interrotto nella sua circonferenza da due aperture; in quella più grande si aprono tre sbocchi di canali ciechi nei quali sono murate anfore allineate e prive di collo, sfruttate forse dai pesci durante il periodo della deposizione delle uova o come freschi nascondigli provvisori da usare nelle ore più calde. Simili anfore incassate si trovano anche nelle pareti del cerchio più esterno e negli scomparti trapezoidali.

La parte centrale sembra invece fosse destinata all’allevamento delle ostriche, data la presenza di travi orizzontali sospese su sostegni. Del resto le ostriche del Circeo, che crescono nelle cavità della costa e nei laghi salmastri, erano ritenute dai Romani le più dolci e le più tenere che ci fossero, come riporta Plinio: “sed his –Circeiensibus ostreis- neque dulciora neque teneriora ulla esse compertum est”, ovvero “si sa che niente è più dolce e tenero delle ostriche del Circeo”.

In età domizianea, forse contemporaneamente alla costruzione della Villa imperiale di Palazzo, la peschiera fu “restaurata” e fu modificato il suo sistema di alimentazione, collegandolo all’emissario del lago.

Curiosità

Lo sapevi?

Una chicca da raccontare a chi viaggia con te.

entro il recinto della peschiera furono rinvenute due iscrizioni. Una, conservata al Museo Civico di Terracina, incisa su una lastra di marmo bianco, scomposto in tre pezzi, recita il seguente testo:
L(UCIUS) FABERIUS C(AI) FILIUS POM(PTINA TRIBU) MURENA/AUGUR IIIIVIR AED(ILIS) AQUA(M) QUAE FLUEBAT EX LACU CONLEGIT ET SALIENTEM IN LACU(M) REDEGIT D(E) SUA P(ECUNIA) F(ACIENDUM) C(URAVIT).

Da questa iscrizione, la cui formula onomastica è trascritta con lettere di modulo maggiore rispetto alle altre, a testimoniare l’importanza del committente, ci parla di Lucio Faberio Murena, augur e quattuorvir aedilis di Circeii, colonia di diritto latino che sappiamo retta da un quattuorvirato. A che cosa Murena abbia legato il suo nome è più difficile dire ma, trattandosi certamente di un’opera idraulica e dato il luogo del rinvenimento, si può avanzare l’ipotesi che si tratti di una miglioria che riguardò la peschiera in questione.

Una seconda iscrizione, qui rinvenuta, tramanda la memoria della fondazione di un anfiteatro, forse ligneo, e dei primi spettacoli qui dati sempre da uno dei quattuorvir magistrati della colonia, questa volta un tal ..montanus IIIIvir iure dicundo. L’incremento dei traffici commerciali e il conseguente aumento della vendita dei prodotti ittici locali, infatti, fece sviluppare durante la prima età imperiale una sorta di frazione portuale in funzione sia del lago di Paola sia del nuovo porto-canale. Anzi dalla quantità di reperti e di iscrizioni qui rinvenute si può ben supporre che durante l’impero fu questo il sito in maggiore e continua espansione.

Informazioni pratiche

Fruibilità

Proprietà privata. Visita su richiesta presso la Soprintendenza dei Beni Archeologici del Parco.