Cavità carsica del promontorio del Circeo, parte del ricco complesso di circa quaranta grotte, di origine prevalentemente carsica, che si aprono lungo la costa e l'interno del Monte Circeo. Come molte delle grotte minori del promontorio, non è tra le più note al grande pubblico ma contribuisce, insieme alle altre cavità, a fare di quest'area uno dei sistemi speleologici costieri più densi e interessanti del Lazio.
Il territorio in cui ci troviamo ha visto, nel tempo, cambiare la linea di riva in maniera consistente, per effetto delle oscillazioni climatiche che hanno caratterizzato la storia del pianeta (era Quaternaria). Anche la profondità delle acque del golfo, quindi, ha visto periodi in cui era più bassa, nei periodi caldi, una vera e propria terra emersa nei periodi freddi e una situazione intermedia nelle ere interglaciali. Le oscillazioni climatiche hanno dato vita a cambiamenti radicali nella flora e nella fauna che abitava queste zone e a modellamenti geomorfologici che oggi riconosciamo nella linea di costa, ricca di grotte, nei ritrovamenti venuti alla luce proprio all’interno di questi antri naturali e nei fondali marini. La strada che porta al Faro, la Strada Provinciale n.90, conduce verso la zona denominata Quarto Caldo. Una breve parallela, più vicina al mare, è la via che va da Torre Fico alla provinciale n.90 ed è su questo percorso che incontriamo la grotta, piccola in dimensioni ma di interesse pregevole. Si trova a circa 40m s.l.m. e fu scoperta dal geom. Andrea D’Andrassi, tecnico comunale dal 1940 al 1960, durante i lavori di sistemazione della strada, oggi Via grotta delle Capre. Visitata dal professor Alberto Carlo Blanc e da altri personaggi dell’epoca, fu definita un ritrovamento di rilevante interesse storico-scientifico in quanto al suo interno sono visibili formazioni di spiaggia marina ad una quota di circa 34m. Una spessa stalagmite chiude la base costituita da un sedimento marino probabilmente precedente all’Eurotirreniano. Situata proprio sopra Grotta delle capre, l’ingresso è seminascosto da vegetazione, ampelodesma (Ampelodesmos mauritanicus), euforbia arborea (Euphorbia dendroides) ed altri arbusti riconducibili a gariga. Sulle pareti interne sono visibili perforazioni operate da molluschi litodomi, più noti con il nome di datteri di mare, che abitavano queste coste bagnate dal mar Tirreniano nel periodo interglaciale Riss-Wurm (circa 100.000 anni fa!).