In località Peretto si conserva una cisterna di epoca romana, parte del sistema idraulico destinato a raccogliere e conservare l’acqua per le ville e gli insediamenti dell’antica Circeii.
Verso la fine dell’età repubblicana, e in modo più netto dopo la fine della guerra sociale che sconvolse la città di Roma nel I secolo a.C., si ristabilisce, nei territori da essa dipendenti, un periodo di relativa tranquillità che al Circeo si manifesta attraverso una fervente espansione edilizia.
Sorgono, nel periodo che segna il passaggio dalla Repubblica all’avvento dell’Impero, grandi complessi residenziali e sontuose ville disposte lungo la costa e sulle pendici del Promontorio, che testimoniano di come la zona, già da allora, fosse votata al turismo e fosse scelta dai facoltosi abitanti dell’Urbe per venire a trascorrere le vacanze estive.
Come ci fanno sapere Orazio, Giovenale e Plinio, molti erano i cibi rinomati della città di Circeii: la lactuca (lattuga), la beta (bieta), il mirto, il lauro, molte erbe velenose per curare i morsi delle vipere, ma soprattutto erano famose le dolci ostriche del Circeo, che crescevano abbondanti lungo la costa e nei laghi salmastri.
Le ville romane databili tra la fine e l’inizio del I sec. a.C. erano numerose e ancora nel 1928 il Lugli ne individua 12 -oltre a quella di Domiziano sul lago di Paola - situate sia nei pressi del lungomare (ben 3), sia sul monte (due nel versante meridionale e cinque nel versante settentrionale).
Delle tre lungo la costa una sorgeva dove oggi c’è Torre Vittoria, della quale nel 1928 erano ancora riconoscibili resti di strutture riferibili ad una grande platea, ad un’opera di banchinaggio e ad una probabile villa; un’altra sorgeva in località Murone, della quale rimangono i due bracci del portico; la terza è la cosiddetta Villa dei Quattro Venti.
Di più difficile accesso sono le ville situate sulle pendici del monte e delle quali sono sopravvissute quasi esclusivamente le antiche cisterne per l’acqua. E sono proprio le cisterne, utilizzate in vario modo nel corso dei secoli, ad aver poi dato differenti denominazioni, a volte leggendarie, ai luoghi che occupano, proprio in funzione delle successive destinazioni d’uso. La loro bellezza e lo stretto legame che hanno stabilito con il territorio naturale, con il quale si sono spesso fuse, meritano di sicuro l’interesse di chi visita il paese e vuole trovare luoghi ameni immersi nella natura e ricchi di fascino.
Ed è perciò che immerse nella rigogliosa vegetazione del monte si possono trovare le piattaforme di ville con cisterna denominate la Grotta della Sibilla e la Grotta dei Banditi, un tempo situata nei pressi della fontana di Mezzomonte, e ancora la villa con cisterna di Vasca Moresca, sfruttata anche dai papi del XVII-XVIII secolo per la raccolta delle acque piovane, la villa con cisterna detta Grotta della Carella, situata nell’antico oliveto Aguet sotto la vetta del Picco, ed infine la villa con Cisterna del Peretto.
La Villa del Peretto, che sorge sull’omonimo colle a circa 1 km dal Centro Storico, era costruita su una serie di terrazze artificiali che formavano un’area edificata di circa 120x170m. Delle strutture antiche rimane ben poco: uno dei vani di una cisterna e un tratto di muratura in opus incertum di fattura poco accurata.
La cisterna per l’approvvigionamento idrico del sito è la costruzione meglio conservata. In origine essa era a due vani paralleli, anche se si conserva in buono stato solo quello meridionale. Quest’ultimo, di forma rettangolare con copertura a volta, è costruito in opus coementicium e sulla parete attigua alla cisterna crollata presenta dei pilastrini di rinforzo. A metà circa della volta è visibile l’impluvium, il foro di immissione dell’acqua piovana.
Proseguendo verso Sud, a pochi metri dalla cisterna, incontriamo il breve lacerto di muro in opus incertum che doveva far parte dei muri di terrazzamento che, addossati alle pareti del monte, erano necessari per ovviare alla natura collinare del monte e per creare artificialmente delle spianate regolari ampiamente edificabili.