Torna indietro
Ara di Circe

Ara di Circe

Archeologia
Epoca
II secolo a.C.
La scheda

In prossimità della sommità del promontorio, il sito tradizionalmente associato al culto della maga Circe unisce archeologia e mito ed è uno dei luoghi in cui il legame tra il Monte Circeo e la tradizione classica risulta più evidente.

Il sito del santuario è caratterizzato da una platea rettangolare ottenuta con un basamento sostruttivo di metri 40x25 circa, realizzato nella parte meridionale, che guarda al mare, in opera poligonale tendente al quadrato con tracce di malta tra i blocchi, mentre nella parte settentrionale, verso la sottostante pianura, in opera incerta. L’imponente basamento si staglia quasi a picco per tutto il suo perimetro, tranne nel lato ovest, dove fu ricavato un avancorpo rettangolare nel punto in cui convergevano due strade di accesso.

Una prima strada era l’antica via litoranea a mezza costa che, partendo dall’abitato di Circeii, percorreva tutta l’odierna via del Faro e proseguendo oltre in direzione di Vasca Moresca. All’altezza del Precipizio la strada prendeva quota rapidamente contraffortata, in alcuni punti, da muri in opera poligonale e guadagnava, con una serie di tornanti, il punto più alto del Promontorio a quota 541 metri s.l.m.

Una seconda strada, molto più agevole, si staccava dalla via pedemontana in località Torre Paola ed è quella che ancora oggi si percorre per arrivare al Picco. Questo sentiero è tracciato all’interno del Parco dai colori giallo e rosso.

La diversa tecnica costruttiva utilizzata nei due lati lunghi del basamento induce a datare la costruzione della parte più antica, in opera poligonale di quarta maniera, alla fine dell’età repubblicana, intorno al II secolo a.C. circa, mentre il tratto in opus incertum sarebbe da datare all’epoca degli Antonini (138-193 d.C.). Il sito fu però interessato da successivi interventi che si susseguirono fino in età medievale.

Dopo il crollo dell’Impero romano e il vuoto di potere che si viene a creare ai vertici della nostra penisola a partire dalla fine del V sec., dobbiamo ipotizzare anche per Circeii una storia di generale decadimento comune alla maggior parte delle città italiane. Il progressivo calo delle attività commerciali, l’abbandono delle grandi ville costiere, il conseguente incremento della malaria e il graduale spopolamento dell’abitato romano condusse ad un generale peggioramento delle condizioni di vita della popolazione locale.

Dobbiamo supporre che gli abitanti dell’antica Circeii, in parziale abbandono e decadimento e spesso minacciata dall’intensificazione delle scorrerie dei Vandali e dei Goti, si rifugiarono nei luoghi più alti e impervi del monte.

Questa possibilità è avvalorata dal differente nome con il quale è indicato il nostro paese nei documenti medievali. In essi si nota infatti l’uso di due differenti toponimi: in tutti gli atti precedenti al 1240, data nella quale si fa cadere l’arrivo dei Templari al Circeo, si parla esclusivamente di Rocca de Circegio, Rocca Circea, locus qui vocatur Circellu.

Il toponimo di Castrum Sancti Felicis appare per la prima volta nel 1259. Questo dato apre dunque un interrogativo su quale sia la Rocca citata dalle fonti anteriori al 1240.

Secondo gli studi più recenti il fortilizio o Rocca fu eretto proprio sul punto più alto del monte, ovvero sulle fondamenta dell’antico luogo sacro dedicato a Circe e all’epoca medievale apparterrebbero i riempimenti, con materiale fittile di recupero, rilevati tra gli interstizi delle sostruzioni romane del tempio.

Nonostante fin da tempi remoti alla Rocca-Ara di Circe sia stata riconosciuta l’essenziale funzione di difesa della costa del mar Tirreno, essa entra ufficialmente nella documentazione pontificia solo nel XII secolo, quando papa Pasquale II l’affida al cardinale dei XII Apostoli Ugo d’Alatri.

Curiosità

Lo sapevi?

Una chicca da raccontare a chi viaggia con te.

Allo stato attuale di conservazione del sito è difficile proporre un’ipotesi ricostruttiva. Tuttavia dalle murature ancora in situ si deduce che forse non si trattava di un tempio vero e proprio ma di un temenos o recinto sacro all’aperto, nel centro del quale si trovava forse un’edicola con la statua della Dea. Nel 1928, ai piedi delle mura settentrionali dell’Ara, il giovane pastore Luigi Tassini trovò una testa marmorea raffigurante una donna identificata subito come la Maga Circe. La scultura, mutila del corpo, è conservata nel Museo delle Terme di Roma. Secondo quanto riportato dalle fonti antiche al Circeo era anche conservato nella “cella Ulixi sacra” il calice dal quale l’eroe greco bevve, risultandone immune, il veleno di Circe, che doveva essere custodito come sacra reliquia nel tempio dedicato alla maga.

Sempre del tempio in questione abbiamo notizia da un’iscrizione conservata al Museo Casale di Mesa nella quale si tramanda la notizia che nel 213 d.C. un promagister collegii XV Servius Calpurnius Domitius Dexter restaurò l’aram Circes Sanctissimae, ad indicare come era radicato al Circeo il culto dell’antica maga.

Informazioni pratiche

Fruibilità

Raggiungibile a piedi, si consiglia la guida.

PICCO DEL MONTE CIRCEO

Galleria

Ara di Circe

Ara di Circe
Wikimedia Commons